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Un management più al femminile
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Torino, 28 giugno 2006

 

Un management più al femminile

 

Laureata (83,64%), sposata e con figli (71,82%), età tra i quaranta e cinquant'anni, lavora di preferenza nella grande azienda privata (53,64%) oppure nella pubblica amministrazione dove è dirigente da almeno dieci anni: questo è il profilo delle donne dirigenti e quadri con funzioni direttive in Piemonte nel 2005 secondo la ricerca "Un management più al femminile" realizzata dall'Agenzia Piemonte Lavoro, ente strumentale della Regione Piemonte, in collaborazione con la Confederazione italiana Dirigenti e alte professionalità (Cida) del Piemonte.

Il lavoro è stato presentato dall' Assessore Welfare e Lavoro Teresa Angela Migliasso, dall'Assessore all'Istruzione e Formazione professionale Giovanna Pentenero, dal direttore dell'Agenzia Piemonte Lavoro Lucia Mollica e dal gruppo di ricerca nel corso di un convegno a Torino Incontra.

Lo studio nasce da un questionario proposto dall'Agenzia Piemonte Lavoro sull'esperienza della banca dati dirigenti on line, e inviato a 602 donne dirigenti della Cida Piemonte.

I numeri verificano ancora disparità nella presenza femminile in posizione di responsabilità: infatti troviamo solo una donna dirigente ogni quattro colleghi uomini.

La proporzione è migliore se si includono alle donne dirigenti anche le funzionarie con mansioni direttive: infatti si passa a una presenza femminile ogni due uomini.

Si conferma la difficoltà della dirigenza femminile a entrare in buon numero nella "stanza dei bottoni": sono ancora poche le top manager (4%), meglio le dirigenti (69,09%), mentre le alte professionalità/quadri raggiungono il 25,45%.

La maggior parte lavora nel terziario, il settore comprende anche il commercio e la pubblica amministrazione (83%), invece il restante 17% nell'industria.

"La ricerca che viene presentata oggi - ha puntualizzato l'Assessore al Welfare e Lavoro Teresa Angela Migliasso - ha il pregio di fornire non solo l'evidenza numerica della disparità nell'accesso alle posizioni apicali tra donne e uomini, ma anche e soprattutto il racconto dalla viva voce delle protagoniste di come questa difficoltà è stata vissuta, spesso senza una tematizzazione consapevole.
Accade cioè che le donne che ce l'hanno fatta riescano, solo a fronte di una riflessione in qualche modo imposta dalle interviste, a dire a se stesse quanto è stata dura arrivare e a prezzo di quanti e quali sacrifici".

"Come Regione Piemonte, ed in particolare come Assessorato al Lavoro, - conclude Migliasso - abbiamo attivato misure, che a partire dalle risorse europee, intervengono in particolare sulla valorizzazione delle competenze professionali e sulle opportunità di conciliazione.
Nel primo caso l'obiettivo è quello di rendere maggiormente competitivi i profili professionali dei lavoratori e della lavoratrici, nel secondo caso si intende supportare le donne affinché la loro forte esposizione familiare in termini di responsabilità di cura, non si traduca o si traduca sempre meno in debolezza sul luogo di lavoro".

Dopo la verifica dei numeri la ricerca si è occupata delle persone: venti protagoniste sono state intervistate e le loro riflessioni sono diventate venti "storie". Un approfondimento che ha fatto emergere una grande passione per il lavoro e anche l'aspetto più informale delle loro carriere.

Dai racconti delle protagoniste si evidenziano capacità di ascolto e sofferenze, il sapere organizzare l'ufficio come la famiglia, la particolare attenzione alla rete: aspetti di uno stile di management più al femminile per far funzionare meglio le organizzazioni valorizzando non solo le differenze ma anche le potenzialità.

"Osservando anche solo distrattamente il mondo del lavoro che ci circonda - ha affermato l'Assessore all'Istruzione e Formazione professionale Giovanna Pentenero - possiamo senza dubbio notare una presenza strutturalmente minore di donne che hanno raggiunto posizioni di rilievo nella conduzione delle diverse aziende che concorrono alla definizione del nostro sistema economico".

"Malgrado tutti i miglioramenti fatti dalle donne sia in termini di credenziali educative, sia in termini di disponibilità al lavoro e nonostante, il numero di donne laureate sia superiore a quello degli uomini, i meccanismi sociali e culturali ne ostacolano ancora il successo professionale. È importante - conclude l'Assessore Pentenero - che cresca la sensibilità degli imprenditori per affrontare problemi che non sono solo delle donne che lavorano, ma di tutto il mondo del lavoro italiano".

 

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